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Olga Dema
Icone, oro e mondo trascendente

Date

N° 210 / Mag - Ago 2021

Source

Pègaso

Olga Dema - Pègaso

Il dittico Divino vs. Umano racconta del rapporto tra il visibile e l’invisibile, tra temporale e eterno.

Le origini russe e le esperienze di studio e di vita italiane hanno regalato all’artista OLGA DEMA un’energia che si muove tra oriente e occidente, tra arte antica e moderna, tra ciò che è visibile e l’invisibile, tra il trascendente e l’immanente. Lo studio dell’arte sacra all’Accademia di Belle Arti di Firenze e di Roma è stato accompagnato dall’approfondimento delle Fine Arts e delle icone bizantine a San Pietroburgo, e la sintesi delle esperienze ha portato a creare lavori ispirati all’arte antica delle icone ortodosse, elaborate in chiave contemporanea. Perché l’Icona? L’icona è il luogo nel quale si incontra la sostanza divina, è il centro di espressione del suo mistero. Inoltre, tramite la tecnica antica della doratura si descrive la luce divina, il soprannaturale, l’infinito. Il carattere evocativo e simbolico delle icone si ritrova - nel lavoro di OLGA DEMA - nei lineamenti circolari di The Great Darkness, idea di perfezione e completezza che simboleggia un rapporto diretto con la divinità, ma anche nella forma ovale di The Appearance of Light, dove persino lo sfondo dorato ha il compito di illuminare e sottolineare la perfezione delle forme e ancor di più il colore dei lapislazzuli. Le tecniche antiche di doratura sono percepibili, c’è un richiamo all’oro rinascimentale in una composizione aperta, attuale. Con pigmenti, fotografie, corteccia d'albero, sabbia, l’artista rappresenta, su tavole di legno solido, il mondo immanente; con l'oro descrive il mondo spirituale e trascendente. Come l’icona ortodossa è lo schermo che - con la sua rappresentazione del volto umano - richiama alla coscienza il divino e lo testimonia, così l’icona di OLGA - con la sua astrattezza - invita lo spettatore a compiere un’esperienza di tipo spirituale. Le icone che OLGA DEMA crea sono creature astratte, intangibili, concettuali, nelle quali è stato reciso il legame con la realtà dei tradizionali canoni figurativi per favorire il fruire delle emozioni e scoprire esperienze collegate alla realtà più profonda dell’universo. Attraverso la sua arte, OLGA DEMA vuole rendere percepibile alle persone la realtà autentica e trascendente al di là del mondo immanente. Per OLGA DEMA obiettivo centrale dell’arte è migliorare la crescita e la conoscenza dell’individuo. L’arte scuote l’indifferenza, scardina i pregiudizi, spinge gli individui verso nuove scoperte. “La mia ricerca è stata dedicata al rapporto tra visibile-invisibile, divino-umano sin dal giorno in cui ho vissuto un'esperienza mistica” dichiara l’artista.

Olga Dema
Icons for Care

Date

20 Gennaio 2021

Source

Arte.it

Olga Dema - Arte.it

Ventuno tavole in legno, oro e materiali misti che indagano il rapporto tra l’umano e il divino attraverso la forza espressiva dell’oro.

Oltre venti opere inedite, astratte e concettuali, per una virtual gallery interattiva, visitabile al link www.olgadema.com/iconsforcare, che coinvolgerà il pubblico in un’iniziativa artistica a scopo benefico dal 20 al 27 gennaio 2021. È questa l’idea di “Icons for Care”, il nuovo progetto realizzato dall’artista di origini russe Olga Dema per valorizzare il ruolo sociale dell’arte e donare un aiuto concreto a coloro che sono impegnati in prima linea nell’emergenza Covid-19. «Oggi gli artisti, attraverso le loro opere, possono generare uomini liberi, creativi, responsabili, motivarli al sostegno reciproco, alla collaborazione, ed esortarli a un amore capace di illuminare tutta l’esistenza. Siamo tutti artisti quando facciamo un lavoro con passione e creatività - spiega Olga Dema - e con la mostra partecipativa “Icons for Care” vorrei quindi ispirare le persone a circondarsi di arte e, con essa, compiere un gesto di solidarietà collettivo che possa irrompere nel buio del momento che stiamo vivendo». Realizzato attraverso la piattaforma Exhibbit, “Icons for Care” si presenta come una mostra virtuale con i più recenti lavori dell’artista, intitolati ICONS. Ventuno tavole in legno, oro e materiali misti che indagano il rapporto tra l’umano e il divino attraverso la forza espressiva dell’oro e traendo ispirazione dai simboli e dalle tecniche dell’antica arte delle icone ortodosse. Il visitatore, accedendo gratuitamente al percorso espositivo e in qualsiasi momento, potrà orientarsi autonomamente tra le opere, scoprendone i dettagli attraverso le note di approfondimento e trascorrere del tempo all’insegna dell’arte e della meraviglia, proprio come farebbe in un museo o in una galleria. Ma non solo, con la semplice visualizzazione della mostra, nella settimana dal 20 al 27 gennaio, aiuterà l’artista a sostenere, attraverso l’arte, chi è in difficoltà. «L’esposizione si svolgerà online perché il web ci permette di restare uniti anche in questi tempi difficili di pandemia - sottolinea Olga Dema - Nelle opere collettive, ogni partecipante ha un ruolo fondamentale nel progetto comune e vorrei che la mostra “Icons for Care” diventasse un luogo d’incontro tra pubblico e arte, ora che i musei non sono ancora tutti aperti e ci viene chiesto di restare il più possibile a casa». Tra le opere esposte virtualmente, una sezione sarà inoltre riservata alla serie “You are Saint”, 9 ritratti fotografici in bianco e nero stampati su tavole di legno e ricoperte di fogli d’oro. «Per questo lavoro ho voluto inserire i personaggi nel contesto dell’icona sacra tradizionale perché credo che ogni anima umana inizi come una scintilla di luce divina - sottolinea l’artista - la vita di ognuno è unica, esemplare e divinamente miracolosa. La luce di ogni persona è enorme e può cambiare il mondo, ed è questo il messaggio che vorrei lanciare con Icons for Care». Il 27 gennaio, infatti, Olga Dema concluderà l’iniziativa con un’opera di beneficenza, trasformando il numero delle visualizzazioni ricevute nel corso della settimana in un gesto di solidarietà reale: lo sponsor, in rappresentanza dell’artista, devolverà 1 € per ogni visita, fino a una soglia di 10.000 €, a sostegno di un ente benefico attivo nella lotta al Coronavirus. Si realizzerà così il progetto collettivo di Icons for Care. «Nella mia famiglia abbiamo perso il nonno a causa del Covid, uno scienziato russo brillante, una persona straordinaria, piena di vita, energia e curiosità, e vorrei che questo dolore toccasse meno famiglie possibile», racconta Olga Dema. La donazione verrà annunciata sulla pagina IG dell’artista, come finissage della mostra. “Icons for Care” è il secondo progetto artistico di Olga Dema fondato sull’interazione diretta col pubblico. Nel 2016 aveva portato a termine con successo l’esperienza di “Use Me”, un esperimento di arte figurativa collettiva, realizzato nella città di Firenze e proposto successivamente anche a L’Aia. Con ICONS, Olga Dema si concentra sulle molteplici forme dell’arte astratta, mettendo in relazione le due culture in cui è immersa, quella russa delle sue origini e quella italiana in cui vive e lavora. Olga Dema è nata a Tallin ed è cresciuta in Russia, a San Pietroburgo. Dopo essersi laureata in Psicologia, si trasferisce in Italia nel 2011 per approfondire la sua passione per l’arte iscrivendosi prima all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove si laurea con lode, e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2014 torna in Russia per specializzarsi in pittura monumentale all’Università di Belle Arti di Repin di San Pietroburgo per poi far ritorno a Roma e perfezionarsi al corso di iconologia e iconografia bizantina dell’Associazione Internazionale di Arte e Spiritualità Byzarticon. Dopo essersi dedicata all’arte figurativa, arricchisce il suo percorso artistico impegnandosi in progetti video, fotografici, di arte sociale e psicologica. Attualmente, Olga Dema incentra la sua ricerca sull’arte astratta, traendo ispirazione dai grandi maestri del passato, come Vasilij Kandinskij, William Blake, Michelangelo, Robert Fludd, Caravaggio, Malevich e da artisti più contemporanei come Yves Klein, Constantin Brancusi, Bill Viola, James Turrell, Christian Boltanski e Claudio Parmiggiani. Nel corso degli anni ha partecipato a diverse mostre collettive sia in Italia che all’estero, esponendo a Roma, San Pietroburgo, Firenze e a L’Aia e più recentemente ha presentato alcune opere all’ultima edizione della rassegna romana “La mente artistica - Giovani Donne Artiste a confronto”. Oggi Olga Dema vive e lavora a Roma. ICONS è il suo ultimo progetto.

Icons for Care
Una mostra online all'insegna della solidarietà

Date

19 Gennaio 2021

Source

Arte & Società

Olga Dema - Arte e Società

La luce di ogni persona è enorme e può cambiare il mondo, ed è questo il messaggio che vorrei lanciare con il progetto "Icons for Care".

Oltre venti opere inedite, astratte e concettuali, per una virtual gallery interattiva che coinvolgerà il pubblico in un’iniziativa artistica a scopo benefico dal 20 al 27 Gennaio 2021. È questa l’idea di Icons for Care, il nuovo progetto realizzato dall’artista di origini russe Olga Dema per valorizzare il ruolo sociale dell’Arte e donare un aiuto concreto a coloro che sono impegnati in prima linea nell’emergenza Covid-19.
«Oggi gli artisti, attraverso le loro opere, possono generare uomini liberi, creativi, responsabili, motivarli al sostegno reciproco, alla collaborazione, ed esortarli a un amore capace di illuminare tutta l’esistenza. Siamo tutti artisti quando facciamo un lavoro con passione e creatività - spiega Olga Dema - e con la mostra partecipativa “Icons for Care” vorrei quindi ispirare le persone a circondarsi di arte e, con essa, compiere un gesto di solidarietà collettivo che possa irrompere nel buio del momento che stiamo vivendo.» Realizzato attraverso la piattaforma Exhibbit, Icons for Care si presenta come una mostra virtuale con i più recenti lavori dell’artista, intitolati ICONS. Ventuno tavole in legno, oro e materiali misti che indagano il rapporto tra l’umano e il divino attraverso la forza espressiva dell’oro e traendo ispirazione dai simboli e dalle tecniche dell’antica arte delle icone ortodosse. Il visitatore, accedendo gratuitamente al percorso espositivo e in qualsiasi momento, potrà orientarsi autonomamente tra le opere, scoprendone i dettagli attraverso le note di approfondimento e trascorrere del tempo all’insegna dell’arte e della meraviglia, proprio come farebbe in un museo o in una galleria. Ma non solo, con la semplice visualizzazione della mostra, nella settimana dal 20 al 27 gennaio, aiuterà l’artista a sostenere, attraverso l’arte, chi è in difficoltà. «L’esposizione si svolgerà online perché il web ci permette di restare uniti anche in questi tempi difficili di pandemia - sottolinea Olga Dema - Nelle opere collettive, ogni partecipante ha un ruolo fondamentale nel progetto comune e vorrei che la mostra “Icons for Care” diventasse un luogo d’incontro tra pubblico e arte, ora che i musei non sono ancora tutti aperti e ci viene chiesto di restare il più possibile a casa.»
Tra le opere esposte virtualmente, una sezione sarà inoltre riservata alla serie “You are Saint”, 9 ritratti fotografici in bianco e nero stampati su tavole di legno e ricoperte di fogli d’oro. «Per questo lavoro ho voluto inserire i personaggi nel contesto dell’icona sacra tradizionale perché credo che ogni anima umana inizi come una scintilla di luce divina - sottolinea l’artista - la vita di ognuno è unica, esemplare e divinamente miracolosa. La luce di ogni persona è enorme e può cambiare il mondo, ed è questo il messaggio che vorrei lanciare con Icons for Care.»
Il 27 Gennaio, infatti, Olga Dema concluderà l’iniziativa con un’opera di beneficenza, trasformando il numero delle visualizzazioni ricevute nel corso della settimana in un gesto di solidarietà reale: lo sponsor, in rappresentanza dell’artista, devolverà 1 € per ogni visita, fino a una soglia di 10.000 €, a sostegno di un ente benefico attivo nella lotta al Coronavirus. Si realizzerà così il progetto collettivo di Icons for Care. «Nella mia famiglia abbiamo perso il nonno a causa del Covid, uno scienziato russo brillante, una persona straordinaria, piena di vita, energia e curiosità, e vorrei che questo dolore toccasse meno famiglie possibile», racconta Olga Dema. La donazione verrà annunciata sulla pagina IG dell’artista, come finissage della mostra. Icons for Care è il secondo progetto artistico di Olga Dema fondato sull’interazione diretta col pubblico. Nel 2016 aveva portato a termine con successo l’esperienza di “Use Me”, un esperimento di arte figurativa collettiva, realizzato nella città di Firenze e proposto successivamente anche a L’Aia. Con ICONS, Olga Dema si concentra sulle molteplici forme dell’arte astratta, mettendo in relazione le due culture in cui è immersa, quella russa delle sue origini e quella italiana in cui vive e lavora.

Olga Dema
The ancient art of orthodox icons

Date

December - January 2021

Source

Aesthetica. The art and Culture Magazine.

Olga Dema - Aesthetica

She creates abstract and conceptual works to help access the deeper reality of the universe.

Rome-based fine artist Olga Dema is inspired by the ancient art of orthodox icons, reinterpreted in contemporary ways. She creates abstract and conceptual works to help access the deeper reality of the universe and push the viewer towards new discoveries. The artist explores numerous ideas - within the supernatural, eternal and infinite - and their relationship with the terrestrial world. The immanent-transcendent world is represented by the use of ancient and contemporary techniques, learned through years of specialised study at academies in Florence, Rome and Saint Petersburg.

Olga De Matteis
Tra Arte e Spirito

Date

N° 1 / 2021

Source

ET AL. Magazine

Olga Dema - ET AL. Magazine

Art is an opportunity to influence the future of humanity.

Your art is very diverse and rich in techniques, styles and implications. How would you describe your ovre in a few words?
I create abstract and conceptual icons. My work is inspired by the ancient art of Orthodox icons reinterpreted in a contemporary way. I use ancient techniques together with contemporary techni-ques, learned through years of specialised study at academies in Florence, Rome and Saint-Petersburg. My works, as well as ancient icons, are made on wooden boards. With pigments, photographs and tree bark I represent the immanent world. With leafs of gold 23 carat I describe the spiritual and transcendent world.
What or who inspired your career as an artist?
As a child I was asked who I want to be when I grow up. I answered without hesitation - an artist. Since my adolescence, art has been a great passion of mine together with philosophy, theology and psycho-logy. Of course, Russian culture and art had a huge impact on me, but in Italy my awareness and inspiration reached an absolute new level. I experienced a powerful spiritual and cultural transformation at the junction of two great cultures. In my work I am inspired by the knowledge and experience of great artists, the intuition of which goes beyond what the senses per-ceive. 'They used shapes, colors and sounds to interpret the invisible. I am inspired by Yves Klein, William Blake, Michelangelo, Bill Viola, Vasilij Kandinskij, Constan-tin Brancusi, Robert Fludd, Caravaggio, James Tur-rell, Malevich, Christian Boltanski, Claudio Par-miggiani. The masterpieces of these masters are spiritual experiences expressed through images and symbols. They have revealed true beauty, inspiring human beings to embark on the same path towards greater spiritual heights.
You have been living in several beautiful cities including Florence, Saint-Petersburg and Rome. In which way does a culturally, artistically and historically rich environment influence or enhance your work?
I am lucky to have lived and learned in some of the most beautiful cities in the world, Florence, Rome and Saint-Petersburg. In these cities, I was surrounded by art, museums, art schools and galleries and artists. All these places have been given to me an inexhaustible source of inspiration. At the intersection of cultures, something new, unusual and interesting is always born. However, I also believe that everyone of us can find her or his path anywhere, by exploring the inner depth that can be found in each of us. If so, then location becomes irrelevant.
You explored various aspects of art - among these are installation and performative art, portrait and abstract art. Did you like one of them best up to now? Which of them do you intend to primarily pursue in the future?
Art for me is a research to explore the relationship between the tangible terrestrial world and the world of ideas, ideals, invisible, supernatural and infinite. I like to use different techniques and materials to express my concepts. I create abstract and conceptual icons to access the deeper reality of the universe and push individuals towards new discoveries. My videos, oil portraits, projects of partecipative and collective art have the same aim.
One of your backgrounds is the study of psychology. From the psychological point of view, why is art so important for human beings?
The need to create, communicate, express ideas and feelings through art is a basic human need. Art reflects the complexities of mind, body and spirit. 'Through imagination, art connects the conscious and the un-conscious. It can lead us to expanded states of consciousness and to the sacred. Art can also provide mental and physical healing. Creating or contemplating artwork may reduce stress, improve immune function, thus providing both physical and psychological benefits.
Spirituality is an important aspect of your works shown in the last (online-) exhibition Icons for Care. Do you believe that art has beneficial effects regarding the emotional state of the viewer?
Art has enormous power, because it can reach people's hearts with immediacy, awakening them to true life. The goal of art is to push individuals towards new discoveries and the development of knowledge; it is an opportunity to influence the future of humanity.
Where does something begin to be art for you?
I believe that everyone has something artistic to say. If you put your mind and soul on something that you really love, you are an artist in your own way. I love a famous phrase by the German artist Joseph Beuys: "Everyone is an artist. For Beuys "artist" was the word to describe the essence of what it means to be a human being: 'The deep need and fundamental ability to create, to be creative. Art is to give the gift of your unique talents in your unmistakable way, create your ideas in your own particular way.

Olga De Matteis
Mamma

Date

N° 106 / Set - Dic 2016

Source

Pègaso

Olga Dema - Use Me

Così, all’ombra della Cupola del Brunelleschi, che da quella posizione privilegiata si può quasi toccare, Olga mi ha parlato con entusiasmo del contenuto della sua tesi discussa con lode all’Accademia delle Belle Arti di Firenze.

Eleonora d'Aquino

Olga De Matteis è una giovane e brillante artista di origine russa, l’ho conosciuto nella terrazza delle Oblate, un tempo stenditoio per le suore laiche di Santa Maria Nuova ed oggi luogo d’incontro per i numerosi studenti che frequentano la Biblioteca. Così, all’ombra della Cupola del Brunelleschi, che da quella posizione privilegiata si può quasi toccare, Olga mi ha parlato con entusiasmo del contenuto della sua tesi discussa con lode all’Accademia delle Belle Arti di Firenze.
La tesi si concentra su un dipinto, Mamma, un olio su tela di grandi dimensioni (140 x 100 cm), che rappresenta il ritratto di una mamma-ermafrodita.
Prima della realizzazione del dipinto, è stato eseguito uno studio su cartone, un disegno monocromatico a carboncino delle stesse dimensioni del dipinto, in pratica il cosiddetto “cartone preparatorio” usato a partire dal Rinascimento per determinare ed elaborare le dimensioni, la relazione tra le forme e le tonalità. L’argomento provocatorio e di grande attualità, suscita riflessioni, confronti e tante possibili interpretazioni, compiendo quello che nella convinzione di Olga De Matteis è il grande obiettivo dell’arte:
migliorare la conoscenza e la crescita dell’individuo. Il corpo della madre ermafrodita è nudo, la bellezza estetica della raffinata esecuzione delle forme esprime sensualità e grazia, al contempo la posa rivela esplicitamente la dualità dei sessi fusi in un unico corpo e si offre senza alcun tipo di pudore alla luce. L’atteggiamento della persona comunica una femminilità realizzata.
La mamma-ermafrodita è seduta sul pavimento con le gambe divaricate, la testa leggermente piegata all’indietro, il braccio destro teso come a voler toccare con la mano i capelli; lo sguardo orientato verso l’alto pare specchiarsi e cercare conferma della propria bellezza.
Dai tratti delicati del volto traspare una sensazione di fragilità. Il pensiero è lontano, l’attenzione rivolta altrove, la madre sembra non preoccuparsi del pianto del bambino stretto a sé. La figura è inserita in una stanza anonima le cui pareti spiccano per la cromia accesa e luminosa, la luce irradia la scena e contribuisce a dare risalto ai colori: prevale il rosa, non mancano colori freddi come il giallo limone, il blu oltremare, il viola, il cobalto turchese e colori caldi come il giallo indiano, le tinte carne e l’oro rinascimentale.
Tutta la composizione è “aperta”, la nudità viene esibita con molta naturalezza, solo il pianto del bambino crea una tensione emotiva che incrina l’ostentata armonia dell’insieme. Nella sua tesi Olga De Matteis approfondisce gli importanti temi della maternità e dell’ermafroditismo, ricerca nella Storia dell’Arte e si rapporta con altri autori di opere antiche e contemporanee che si sono cimentati su questo argomento, è il caso del Fauno Barberini (un misto tra l’uomo e la bestia) o del dipinto fortemente provocatorio Passage di Jenny Faville. Riportandosi all’antichità non posso non ricordare uno dei capolavori più famosi e suggestivi, l’Ermafrodito dormiente, una scultura straordinaria che rappresenta il personaggio mitologico ibrido, metà uomo e metà donna, disteso in un sonno profondo che girandosi svela dal lenzuolo le sue nudità dall’ambigua sessualità. Ma torniamo al tema centrale: il desiderio di un figlio dovrebbe essere la traduzione naturale di una pulsione universale, in realtà si tratta di un processo di per sé complesso e nel caso di una madre ermafrodita ancora più difficile. È necessario partire da se stessi, non solo dal proprio corpo, ma dalle rappresentazioni che ne emergono, dalla materialità delle fantasie, dai progetti di vita: quel grande mutamento che è la maternità, si inserisce all’interno dello sviluppo della propria personalità come un processo aperto e creativo, un istinto inscritto nella sfera biologica, ma anche un evento psicologico individuale contenente esperienze, memorie, desideri e paure. Olga si avvale di una citazione di Simone de Beauvoir, Donna non si nasce, lo si diventa, per assumere quel pensiero che vuole allargare il concetto di maternità nella società e nella cultura europea di questo tempo. Mamma, nell’intenzione dell’artista, rappresenta dunque un simbolo di “apertura” che vuole avvicinare tutti coloro che indipendentemente dal sesso e dalle tendenze sessuali provano un forte desiderio di maternità e al tempo stesso vuole attenuarne la solitudine.
L’artista chiama altri autori a sostenere la sua tesi, è il caso di Massimo Recalcati che nel suo libro Le mani della madre afferma che la maternità non dipende più dalla capacità generativa e dal sesso del genitore. Le categorie maschio e femmina stanno confondendosi, la scienza e il diritto offrono la possibilità di avere un figlio senza passare dalla generazione sessuale dei corpi, la maternità può essere vissuta come una scelta autonoma senza necessariamente scaturire da un legame amoroso. L’argomento è scabroso e pone diversi quesiti che richiedono un ampio approfondimento. Ecco che questa giovane artista raggiunge pienamente lo scopo che attraverso l’Arte si è prefissa: provocare un dibattito, scuotere l’indifferenza, scardinare i pregiudizi. In quasi tutte le culture si trovano arcaiche divinità ermafrodite che hanno costituito il centro dell’interesse dell’uomo. Secondo l’antico mito del Dio Ermafrodita, il maschile e il femminile erano armoniosamente congiunti, Zeus li separò, provocando lo squilibrio, l’ansia di solitudine e la ricerca del congiungimento.
Attraversando tutte le epoche storiche, il mito è stato esaltato come oggetto di culto, altre volte schernito, censurato o rimosso.
Si tratta di un simbolo straordinariamente prolifico per la sua attitudine a rappresentare ogni sorta di dualità essenziale e al di là della semplice polarità sessuale, si erge come figura di un senso inesauribile, non fornisce risposte sull’uomo, ma genera continui interrogativi.

USE ME
Florence 2016

Date

27.01.2016

Source

Le Murate, Caffè Letterario Firenze

Olga Dema - Use Me

Il gruppo di artisti MESTO, in collaborazione con il Caffè Letterario Le Murate, presenta:
USE ME - Florence 2016

mercoledì, 27 gennaio 2016 - h 19.00

USE ME si è svolto a Firenze dall'8 al 15 gennaio 2016.
In 50 luoghi della città sono state posizionate 50 tele con pennarelli ed i cittadini sono stati invitati ad usarle – disegnare, dipingere, incollare, scrivere.
Il progetto era gratuito e rivolto a tutti.
Ogni giorno le tele utilizzate sono state collezionate e sostituite con nuove.
Saranno esposte più di 120 opere d’arte realizzate da cittadini, turisti, passanti per le strade di Firenze. Invitiamo tutti a partecipare a questo evento artistico assieme ad altre persone appassionate di arte e creatività.

USE ME
Un progetto artistico a Firenze

Date

20.01.2016

Source

Deapress

Olga Dema - Use Me

E voi cosa aspettate?
Magari in giro ce ne sono ancora!

mercoledì, 20 gennaio 2016

Troviamo un quadretto per strada...
È piccolino e pulito, legato con uno spago ad una penna.
C'è un cartellino "Use Me" ed un sito internet.
E noi ubbidiamo: prendiamo la penna e facciamo una vignetta, per ricordare i tanti migranti che perdono la vita nella traversata del Mediterraneo.
Troviamo l'idea del gruppo di artisti MESTO molto interessante e di impatto, per dimostrare che tutti possono contribuire al mondo dell'arte e nessuno è artista di nascita. Siamo contenti di aver aderito e terremo per ricordo il quadretto
presso la Galleria DEA di Firenze, in via degli Alfani 34r.

Vai e dipingi,
tele sparse in città

Date

14.01.2016

Source

Corriere Fiorentino

Olga Dema - Use Me

L’idea di due artiste russe: mettere a disposizione, in vari luoghi, spazi bianchi (con pennelli) dove poter esprimere liberamente la propria creatività. Per ora lo hanno fatto già in 40. E alla fine tutte le opere saranno messe in mostra.

giovedì, 14 gennaio 2016

A caccia di tele bianche per sentirsi un po’ artisti.
La voglia di provarci è forte e poi non si sa mai, magari è questa la svolta segnalata dal tuo fidato astrologo.
Piccole, quadrate e corredate di pennarello e istruzioni, le puoi trovare, attaccate al muro con un cordino sotto la Loggia dell’Accademia di Belle Arti, o su un panchetto nel cortile delle Oblate, magari sul Ponte alla Carraia e nei pressi di musei e chiese.
Cinquanta luoghi pubblici nel centro di Firenze, dove chiunque e gratuitamente in questi giorni può liberare la fantasia disegnare qualcosa o scrivendo una personale riflessione.
Che stavolta non scorrerà effimera nel rullo di Facebook in cerca di like, ma finirà in una vera mostra collettiva. L’ispirazione è venuta a due artiste russe Olga De Matteis e Anya Oparina. Le due ragazze hanno le idee chiare e promettono di ripetere l’esperimento in altri posti del mondo. Firenze è dunque la città pioniera del progetto artistico «Experience Art: Use Me», concept social, pensato per stimolare l’incontro dei cittadini con la propria creatività. «Credo nell’arte democratica, nella pulsione nascosta che è in ognuno di noi. Anche nel nostro lavoro siamo tutti artisti quando lo facciamo con passione e creatività», dice Olga De Matteis. Vive a Firenze da un anno e ha nel curriculum diverse mostre a San Pietroburgo e a Roma. «Siamo fiere — affermano nel loro sito le due artiste — che una città così piena d’arte come Firenze sia la prima di una serie di città in cui vogliamo svolgere il nostro progetto. Ognuno di noi è artista e ha qualcosa da dire: incoraggiamo tutti ad andare a scrivere, disegnare e dipingere sulle tele, utilizzando i nostri pennarelli oppure colle, bombolette spray e colori in libertà. Se vuoi puoi rispondere sulla tela alle domande che sono sulla mappa: Chi sei? Qual è il tuo artista preferito, cosa sogni per il tuo futuro? L’obiettivo è insomma scambiare opinioni e idee per arricchirci a vicenda».
L’esperimento scade domani e già ieri mattina erano 40 le tele utilizzate in città. C’è chi ha dipinto paesaggi o figure e chi invece ha messo giù un testo in latino, lasciando sgomenti le due ragazze russe. Qualcuno, geloso della propria creatura, si è addirittura presentato all’indirizzo di casa di Olga, con la tela in mano. «È la prova che non c’è fine alla voglia di esprimersi», commentano divertite.
Alla fine dell’esperimento le tele raccolte (via via vengono sostituite nei luoghi prestabiliti) saranno sistemate in una mostra, probabilmente alla Strozzina o alle Murate.

Periferie

Date

14.01.2016

Source

Radio Popolare

Olga Dema - Use Me

Periferie del 14 gennaio

giovedì, 14 gennaio 2016

Ad Herat, in Afghanistan, dove c’è la prima comunità di recupero per eroinomani; poi a Firenze, disseminata di tele bianche per invogliare la creatività dei cittadini;
la psicoradio e San Paolo, in Brasile, dove i biglietti per la metro sono dei libri!